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I CANTI E GLI INNI DELLA "GINNASTICA"

Con una fiorente sezione drammatica, un’ottima sezione musicale (coro, banda, fanfara, orchestra, gruppo mandolinistico, orchestrina, ecc.), ed ancora, per il fatto di aver ospitato presso la propria sede la "Civica Scuola di Musica", l'associazione non poteva fare a meno, come ogni società sportiva che si rispetti, di avere un proprio Inno.

Questo Inno fu scritto da Carolina C. Luzzatto ancora nel lontano 1870 e musicato da Carlo Mailing. Lo stesso divenne in breve popolarissimo tanto da venir riconosciuto con giusta ragione come "l'Inno della città di Gorizia".

Le parole e la musica di questa canzone sono riportate sulla coppiella, stampata da Emilio Gennarelli di Napoli, per conto del socio Francesco Planissig, coppiella che è riprodotta integralmente sulla presente pubblicazione.

.Appena sciolta la "Società Goriziana di Ginnastica" si sentì, naturalmente, la necessità di comporre un nuovo "Inno" per la neocostituita "Associazione Goriziana di musica, drammatica e ginnastica". Dello stesso però si è perduto traccia. Si sa solo che il titolo era "Marcia dell'Associazione Goriziana", che era stato composto da Giuseppe Zink e che fu eseguito durante le manifestazioni dell'inaugurazione del Vessillo dell'associazione avvenuto in Piazza Ginnastica il 15. 9. 1889.

In tale occasione il Vessillo ebbe una sua marcia particolare, i cui versi, scritti dal socio Giuseppe Brumatti, furono musicati dal maestro Mattia Zei: per quanto riguarda la melodia, riporteremo in appresso alcune note della stessa, trascritteci gentilmente da Alfredo Spellot, che è il successore del negozio di musica che fu già del Francesco Planissig.

Coppiella dell’ "Inno di Gorizia" composto nel 1870.

"A te bella d’Isonzo regina"

INNO DEL VESSILLO

A te bella d’Isonzo regina

s'alza un canto di gaudio e d’amor,

gli risponde dell'Alpe la china

dell'adriaco lido il fragor.

 

Del tuo ciel ha la tinta il vessillo

che di patria ci desta il pensier,

dalle torri merlate uno squillo

nunzia agli echi "Volere è poter"

 

I tuoi figli, al tuo labaro stretti,

Gorizia, in un vincol d'acciar,

giuran onta agli sterili affetti

che alla voce non sposan l'oprar.

 

Non ruggito, o furor di bufèra

fia che scuota il tenace voler,

ond’è specchio dei cor la bandiera

che ripete: "Volere è poter"

 

Nella medesima occasione venne pure eseguita la "Marcia dei ginnasti goriziani" composta da Carlo Muckl di cui riportiamo la melodia del trio di clarinetti nella partitura per banda:

la marcia "Il saluto" di Corrado Cartocci e la marcia "Evviva Gorizia" di Nejedly.

Ma in ogni occasione, manifestazione, cerimonia, non mancava mai di venir suonato e cantato "l'Inno popolare delle Società Ginnastiche" adottato dalla "Federazione di Ginnastica Italiana" musicato da Giacomo Bini su versi di Aldo Boiti, notissimo maestro di educazione fisica di Trieste, che insegnò alla Ginnastica Goriziana dal 1901 al 1905.

Noi siamo ginnasti

Dal braccio gagliardo

Dall’agili membra,

Dal forte voler.

Abbiamo fremente

Acceso lo sguardo

Dal fiero ardimento

Del nostro pensier.

Nel moto ascendente

Di libera terra

Noi siamo il civile

L’ umano vigor.

Travolti dal fato

Nel nembo di guerra,

La forza saremo

Saremo il valor.

Noi pure cerchiamo

Alla nostra bandiera

Nei ginnici ludi

Corone d’ allor:

Ma un’altra sognamo

Più fítlgida e vera

Corona di gloria

Di luce d’ amor

Nel nobile arringo

D'olimppica arena

Che i fasti ricorda

D'un tempo che fu.

Noi tutti sentiamo

Dolcissima e piena

Riviver la fede

D'antica virtù.

Noi tutti sentiamo

Nei validi petti

Accesa la fiamma

Del nostro desir:

Nel ritmo vitale

di popoli eletti

Portiamo il fermento

D'un grande avvenir.

Cantiamo, cantiamo

Centuplici schiere

Ripetano l’ inno

Che balza dal cor:

Si spieghino al sole

Le nostre bandiere

La patria ci guardi

Con fede ed amo

Naturalmente nessuno di questi inni e di queste marce superarono in popolarità "I'Inno di Gorizia" del Mailing, che viene tutt'ora eseguito durante le cerimonie dell'"Unione Ginnastica Goriziana".

Nel 1899, '900 e '901, come è stato già accennato in altra parte della pubblicazione, le sezioni musicali e la filodrammatica del Sodalizio organizzarono concorsi per canzonette popolari che vennero vinti nel 1899 dalla canzone "Marameo" (parole di Cesciuttí, musica di Vinci), di intonazione nettamente nazionalistica e politica che, per dovere di imparziali cronisti, riportiamo in appresso:

Gorizia per quattro

caladi de Plava,

Gorizia credeme,

Gorizia xe s’ciava,

xe s’ciava Trieste,

xe s’ciavo Pisin,

e Dante e Petrarca

xe nati a Tolmin.

Marameo cari burloni

ritornè pur a Salcan

che a Gorizia benedeta

non se parla che italian

Xe s’ciava la luna,

xe s’ciave le stelle,

l'Europa e la Cina

xe s'ciave anche quelle

e il re in Campidoglio

coi suoi generai,

el parla el più dolce

el più puro zakaj

Marameo . . . .

Per l'obiettività dei fatti aggiungeremo che gli sloveni risposero agli italiani con la medesima canzone adattata adeguatamente con versi slavi.

Nel '900 vinse invece la canzone " Goriziani " parole di X. musiche di Y., che ebbe moltissimo successo nel carnevale dello stesso anno e pur essendo parimenti nazionalistica, investiva, questa volta, ambedue i gruppi etnici, avversari degli italiani, conviventi nella città. Della terza canzone, invece, non è stato rintracciato alcun documento.

I versi della canzone "Goriziani" sono i seguenti:

Iera un tempo che i baroni

Vanitosi e co’ la coda,

Tambascando per tedesco,

I volea detar la moda.

Su pei fogli, ne le scole

Insegnava a todescar,

E le siore co’ le coghe

Se inzegnava a pastizar.

Goriziani de bon senso,

Fioi de antica ziviltà

Sempre puri i xe restadi

Onorando la zità.

Ma in giornada xe i vilani

Che i pretendi assai de più:

I vol farla da paroni

E ridurne in ... s’ciavitù.

I batiza tutto in russo

Con un gergo mataràn;

Ma la storia, il ciel, i cuori

I xe gloria d’italian.

Goriziani de bon senso

Fioi de antica ziviltà,

No baroni, né vilani

Noi volemo: libertà.

Copertina della coppiella della canzone "Goriziani" vincente il concorso per canzonette popolari del carnevale 1900.

Un'altro "Inno a Gorizia", dovuto alla penna della consocia Elisa Favetti e musicato dal maestro Cesare Augusto Seghizzi ebbe notevole successo.

Di seguito riportiamo i versi ed alcune battute della musica: (1 Gentilmente fattaci pervenire da suor Lamberta delle Madri Orsoline di Gorizia al secolo Leontina Vidri (Vidrig)).

All'ombra d’un castel, su verde clivo

che di tempi lontani i fasti narra,

sorge il ridente loco mio nativo,

cui la terra dischiude i suoi tesor.

L’aura dolce ti carezza il viso,

di mille effluvi si è profumata.

Quale giocondità, quale sorriso,

dal prato erboso alla pendice in fior.

Lambe il suol latin del Sonziol’onda

azzurra come il ciel che vi si specchia.

In ampio giro l'Alpe la circonda

e veglia e ferma chi insidiare il vuol . . .

Sai tu dirmi qual’è, fanciulla bella,

questa terra si lieta e si ridente?

Delle città d'Italia ell’è sorella:

ell’è Gorizia, del Friuli onor . . . !

Salve, salve, gentil città natìa,

che su me vegli con materno affetto:

a Te le forze della mente mia

aTe gli ardenti palpiti del cor . . .

del cor . . .

Diverse canzoni popolari: polche, mazurche, valzer, villotte ed anche brani di musica classica furono inoltre composte dai maestri di musica del Sodalizio (Mugnone, Ortalli, Seghizzi, Penso ecc.) i cui versi sono in parte raccolti nell'opuscolo "Gorizia e le sue canzoni" di Dolfo Carrara (Marmul).

Di queste ricorderemo.

CIARE NININE!

1898 - Parole di Giorgio Bombig - musica di C. A. Seghizzi

Co viarzi i voi Pur ti confessi,

a la matine, àncie une stele

ciare Ninine, ami assai biele,

jò pensi a tè la Pàtrie mé.

Biel lant a vore, E quant che duarmi

biel lant a Messe, i suns tranquìi

àncie se in presse, jò m’insumìi

jò pensi a tè. simpri di tè.

E alòr ti bussi,

si po la fè!

ciare Ninine,

oh Pàtrie mé!

1912 - L’inaugurazione del busto a Zorutti - A sinistra il vessillo dell’Unione Ginnastica Goriziana inaugurato il 15 luglio 1905.

1914 - Le città irredente raccolte attorno alla "Lega Nazionale". Gruppo allegorico più applaudito durante una rappresentazione al ricreatorio festivo dell’U.G.G.

A GURIZZE BIELE

1908 - Parole di Tite Gaspardis - musica di Rodolfo Penso

L’aghe frès’cie, azure e clare

dal Lisunz, biele Gurizze,

come gale di nuvizze

ai tòi pis va’ zugulànt.

E ti’ zire la culine

tute intòr come ghirlande,

ti ciarezze d’ogni bande

il profùm dai tòi ‘zardins.

A traviàrs de tò planure

a le orele dolze ‘e rive

L'eco clare che console

la passiòn del tò bon cúr.

Il blancur dai toi palàz

et il vert da lis tos monz,

il biel ros dai toi tramònz

son dal nostri tricolor.

SOI GURIZZAN!

Parole di Luigi Merlo - musica di Marcello Bombi e di Adelina Samiz

Quant che’ò jevi a la matina

e spalanchi ‘1 mè balcòn,

jò ti ciali, oh! mé Gurizza,

plen il cur di ainirazion.

Tanta gràzia di natura

mi consola, mi comòf:

soi ‘ za vieli e ze che viodi

mi pàr simpri che sei gnof.

Jò non sai se in Paradìs

si pol stà miòr di culì;

L’é Gurizza cussì biela,

che jò tremi di muri.

La corona di culinis,

l’ària, ‘1 zil, il flun, il plan

l’è un inciànt: podi vantámi

e di fuàrt: "Soi Gurizzàn!".

BALDA E FUARTA!

Parole di Alberto Michelstaedter - musica di C. A. Seghizzi

Balda e fuarta una squadra di Alpìns

jù dai monz che il Manzoni jà ciantàt

ta la nostra crolada zitat

l’é vignuda cul slans dal cur.

Ma cumò non si passe cunfìns

par vigní ta nestris contradis:

sin unìz in eterno cui fradis

senza plui né bariera né mur.

A GURIZZA!

1940 - Parole di Marmul - musica di Giovanni Mazzolini

Tra li’ mons dos voltis santis Lui gi conta ància storiutis

duàr Gurizza in tal so nit: e storionis di granc’ faz

par cussìn jà rosis blancis di Romàns, di conz, di dògies

e par jèt un prai sflurit. Di regnànz e di soldàz.

Il profùn dai flors, da’s rosis Ma co in sun jè viot che metin

gi ciarezza i ciavelùz, sul Cis’cièl il Tricolor

e’1 Lisùnz gi fas la nana si dismòf, duta contenta

e gi bagna i biei pidùz: e i soi voi son un splendor.

"Duàr, mo, duàr, biela Gurizza; Co lu viot che biel svintula

polsa oh! ciara dal mè cur, tal soreli sul cis’ cièl

Il Signór a ti prepara no pol plui e: "Viva!" sberla,

un vigní plui dolz, sigùr" . . . "Oh ninin! Oh ciar mè biel!".

"Splent! Sì, splent! Che duc’ ti viodin

di vizzìn e di lontàn

oh bandiera benedeta,

par il ver bon gurizzàn.

VIVA! VIVA! OH BIELA ITALIA

1947 - Parole di Marmul - musica di Umberto Pagnutti.

Nus jàn ciolt tanti’ montagnis

e cun lor il Bosc di Pir’:

nus jàn ciolt lis ostarìis

da la Baita e dal Respìr.

Nus jàn ciolt la lus e l’aga

e i balòz par fabricá;

la cialzina dal Tacchino

e’1 zement par zementá.

Ma lassàt nus jàn la bòcia

par sberlà di cur duc’ quànc’:

"Viva! Viva la sapienza!

E’1 bon sens dai Quatri Granc".

E nuàltris senza l’aga,

e nuàltris senza’1 fuc:

bevarìn il vin che s’cialda

e fas clar in ogni luc.

E nuàltris senza pieris,

senza fregul di zemènt

alzarin ‘na capeluta

in tal nestri cur fremènt.

E biel sora da la puarta

scrivarìn cul’ zes di àur

"Viva! Viva! oh biela Italia,

il plui grand nestri tesàur

Ballo dei matti 1908.

Gruppo del "coro" in costume folcloristico friulano durante il carnevale 1923.

IL CIANT DEL REDUCE

1948 - Parole e musica di Mario Macchi

Non crodevi torna a ciase,

dopo ’ve tant combatut

Che la muart ‘è jé passade

tra ruvinis da par dut.

E la vuere ‘è jé finide

Ma ‘l mio dul a nol finis

E jé grande la misèrie

Ch’al sopuarte ‘l mio pais.

Su! Furlàns metìnsi dòngie

Duc’insieme, duc’ uniz,

par il bien de nestre tiare,

par il ben dai nestri fis.

Anciemò no jé finide

la speranze se Dio ul:

di fa sù la nestre Patrie

di salva’ l’ nestri Fiul!

OGNIDUN A CIASA SO, CHE CULÌ COMANDI JO

1947 - Parole di Marmul - musica di E. Marini

Cui sudórs da la mé vita,

cun li’ strussis e ’l patí,

clap a clap la mé ciasutta

fabricada l’ài culì:

par i mèi, la mé veciàja,

e pa’ smagna, e parzé nò?

di podé bièl dí a qualunque

che "Culì comandi jò!"

E cumò dopo miez secul,

poc mancul che stoi cà,

dovaressi jò molála,

par lassála a Ras-Passià?

Nò! par Diaina! fin che’ò vivi

uèi difindi ’1 mè ciantòn:

ciantonùt da’més speranzis,

dal amór e da passion.

A chei tai che mo uaressin

petenáti ’ò sberli: Nò!

Chista ciasa no si tòcia!

che "Culì comandi jò!"

Ciampanìl da la mé glèsia,

tiràt su dai nostri vons,

jài di piàrditi, lassai

in ta mans dai lazarons?

Nò! sfamàz cun roba di altris:

"Ognidùn a ciasa so!"

Comandèt in ciasa vuèstra,

che: "Culì comandi jò!"

Graziadìo, Brass e Rotta

e Favetti cul Morèll’

onoràt jàn chista vila

cun li’ voris, cul zarvièl.

E cumò dopo tanc’ sècui,

di bravuris e di onor,

dovaressin bandonáju,

par lassáju in man di lor?

Nò! pal mus! L’è miòr che ’us disi:

"0gnidùn, a ciasa so!"

Comandèt in ciasa vuèstra,

che: "Culì comandi jò!"

Sarìn fradis duc’ insieme

co l’amor a regnarà,

la justìzia sarà fata,

e nissùn la ’suarbarà.

Ma fin tant che la malìzia

ul spuntá cul verbo so:

Comandet in ciasa vuestra,

che: "Culì comandi jò!"

E con questi versi di "Marmul", padre del mio amico Redento Carrara, anche egli valente atleta e dirigente della "Ginnastica", ha termine la prima parte di questa monografia che illustra la storia politica del Sodalizio nel contesto della vita cittadina di questo ultimo secolo.

Non per tediare i lettori, ma vorrei ripetere ancora una volta che nella pubblicazione sono stati messi in evidenza soprattutto i sentimenti italiani dei goriziani e la loro lotta a difesa dei propri diritti con gli altri gruppi etnici con i quali, da secoli, abbiamo vissuto e tuttora viviamo. Mi riferisco in particolare agli slavi, chiedendo loro venia se qualche frase può essere sembrata loro un'offesa.

Non era nelle mie intenzioni, poichè credo fermamente nei concetti espressi sull'argomento da Carlo Favetti e Carlo Seppenhofer, concetti già citati nel presente libro e mi duole sinceramente il fatto che l'incomprensione nei rapporti tra i due popoli, iniziatosi nella seconda metà del XIX secolo sia, successivamente, e sempre per intervento di elementi estranei, peggiorata e culminata con le tragiche giornate del maggio del 1945.

Ma la piaga purulenta è ormai stata chiusa. Nuove esperienze di collaborazione hanno mutato e stanno mutando la situazione, per cui sono convinto che, come predisse "Marmul" nella canzone per ultima citata:

"Sarìn fradis duc’ insieme

co l’amór a regnarà

la justizia sarà fata

e nissun la’ suarbarà".