Giovanni
Bigot
Cittadino Esemplare
Vi sono degli uomini
che, per l'attività svolta, per la passione che le hanno impresso,
per la capacità di realizzare anche i sogni più ambiziosi,
vengono assimilati al luogo in cui hanno operato in modo che, ogni qualvolta
si pensi ad esso, nella mente di ognuno si associa quella personalità;
così, se si rivolge il pensiero a quegli uomini, ecco che il luogo,
il paese, la città che li hanno visti operare tornano prepotentemente
presenti nel confine mentale degli occhi.
E' il caso di Giovanni Bigot e della sua Gorizia.
Tutti coloro che hanno avuto la fortuna di collaborare con lui o l'hanno
soltanto conosciuto e frequentato sono stati impressionati per l'amore,
quasi viscerale, che nutriva per la Città d'elezione.
Sì! Perchè Gorizia è spesso capace di creare questo
rapporto affettivo, specialmente nei confronti di chi goriziano non è.
Tuttavia Bigot sentiva profondamente l'impulso di dare alla Città
il frutto dei suoi non pochi talenti, essendo Gorizia la capitale storica
e amministrativa di quella Contea che inglobava nella sua circoscrizione
il Friuli austriaco di cui la natale Cormons, unitamente a Gradisca e
Cervignano, costituivano uno dei mandamenti più significativi.
Di Gorizia egli ha vissuto, in prima persona, le vicende che l'hanno vista
tragica protagonista in questo secolo e, forse, proprio per questa ragione,
non si è mai dato per vinto, nemmeno quando le forze negative della
Storia sembravano travolgere anche la più ferma e positiva volontà
umana.
Da ragazzo - era nato nel 1909 - fu spettatore degli orrori della Prima
guerra mondiale, delle innumerevoli Battaglie dell'Isonzo, con il loro
carico di morte e di distruzione; provò, con la sua famiglia, lo
sgomento del profugo durante la ritirata di Caporetto e, più tardi,
del ritorno in una Cormons devastata, come il territorio circostante.
Le nostre Genti, poste sulle direttrici delle grandi migrazioni dei popoli
in cerca di terra e di pane, hanno il privilegio di saper ricostruire
il proprio focolare sulle macerie ancora fumanti di quello distrutto.
Con questa scuola di sopravvivenza e di coraggio Bigot affrontò
la vita: garzone, commesso, direttore di negozio finché si mise
in proprio, nel commercio al dettaglio prima o poi anche all'ingrosso.
Ma un secondo conflitto, più devastante del primo, doveva abbattersi
sul mondo e sulle nostre terre in particolare.
Il richiamo alle armi lo allontanò ben presto dalla nuova attività
e dalla giovane sposa, la signora Ester che, come angelo consolatore,
gli fu sempre accanto, nella buona e nella cattiva sorte, con la saggezza
dei suoi consigli e l'efficacia della sua azione
Nel settembre del 1943, dopo l'armistizio, tornò a casa illudendosi
di riprendere il cammino interrotto, quando su Gorizia si abbatté
una nuova tragedia i cui segni, ancor oggi, sono presenti in tante famiglie.
Terminata nell'aprile del 1945 l'occupazione germanica, proprio quando
il mondo, devastato dal ferro e dal fuoco, si ricomponeva nella pace,
ne subentra un'altra più terribile e dolorosa: quella dell'esercito
partigiano di Tito, il cui compito sembra essere la deportazione di tutti
quei goriziani che, per la loro posizione sociale o per le loro idee,
avrebbero potuto costituire ostacolo al nuovo regime totalitario e all'auspicata
annessione alla Jugoslavia delle nostre terre.
Anche Giovanni Bigot conosce il terrore comunista con la deportazione
nei campi di Idria e di Adiussina ma, al contrario di tanti suoi concittadini,grazie
anche alla disperata operazione di ricerca e di lotta della moglie Ester,
riesce a tornare e ad evitare quel crudele destino che colpì molti
di loro.
Ma la Città che lo accoglie non è più quella di prima.
Il novanta per cento del territorio provinciale viene ceduto, a seguito
del trattato di pace, alla Jugoslavia; ottantamila consumatori non possono
più raggiungere il capoluogo, tradizionale centro dei loro acquisti.
Fra le città d'Italia Gorizia occupa il primo posto per indice
di disoccupazione, di negozi chiusi e di attività produttive inoperose.
Chiunque si sarebbe abbattuto, avrebbe cercato altrove un terreno più
fertile e sicuro per intraprendere nuove attività, ma non Giovanni
Bigot ed altri goriziani come lui che, proprio nella disperazione in cui
era precipitata la Città, seppero trarre le forze necessarie per
ridare ai cittadini la speranza di risorgere.
In quegli anni Gorizia e l'Isontino gettarono le basi del loro avvenire,
grazie all'appoggio generoso di costoro, quasi tutti imprenditori, che
misero a disposizione della collettività il loro genio creativo.
E così si pensò per prima cosa di dare alla Zona Franca
- provvidenzialmente concessa dal Parlamento nazionale - un valore sociale,
oltre che economico.
Bigot soprattutto ritenne che la sua categoria ( grossisti di generi agevolati
) dovesse autotassarsi per istituire un "Fondo Gorizia" ante
litteram e finanziare tutte quelle opere a sfondo sociale atte ad agevolare
la soluzione dei problemi ancora aperti della Città. Con la piena
adesione del sindaco di allora, Ferruccio Bernardis, Gorizia vide sorgere
opere e istituzioni che, ancor oggi, costituiscono il suo vanto: la Casa
di riposo "Angelo Culot", la Palestra maggiore dell'Unione Ginnastica
Goriziana, l'Ente Manifestazioni Città di Gorizia, l'avvio del
nuovo Istituto Stella Matutina.
Tutte opere destinate al superamento delle due età critiche della
vita: la giovinezza e la vecchiaia.
In questo periodo Bigot avvia anche importanti stabilimenti industriali:
il Biscottificio Tergeste e l'IMCA dolciaria, oggi conosciuta meglio come
"La DELICIA", e molte altre attività, piccole e grandi
nel commercio, nell'industria, nel turismo.
Ormai il suo nome e la fama delle opere erano sulla bocca di tutti, tanto
che l'Assemblea dei soci dell'Unione Ginnastica Goriziana, convinta che
la più vecchia società sportiva e patriottica cittadina
- fondata nel 1868 - avesse bisogno di una nuova guida che la rilanciasse
nell'orbita degli sports moderni e tradizionali, in città e nella
Nazione, lo elesse alla carica di Presidente.
Ancora una volta il suo genio creativo si espresse in maniera sorprendente.
Dopo la costruzione della nuova palestra, (inaugurata nel 1956 dal Presidente
della Repubblica Giovanni Gronchi), che permise alla Città di essere
antesignana del Basket nazionale, Bigot avviò anche un'opera di
rinnovamento e di ammodernamento della vecchia sede, dotandola di nuovi
spazi per la ginnastica artistica, nuovi uffici e nuove sale riunioni-
fra cui quella del "Caminetto".
Contribuì anche ad accelerare il processo di distensione tra Italia
e Jugoslavia, inserendo la rappresentativa di questo Paese in un campionato
di nazioni confinanti, facendola giocare proprio a Gorizia, tra lo stupore
di tanti timorosi benpensanti. Eravamo alla fine degli anni '50!
Le doti politiche,
che aveva rivelato anche in questa circostanza, favorirono, nel 1959,
la sua elezione alla presidenza della Camera di Commercio di Gorizia,
la cui sede mostrava ancora i segni delle varie occupazioni militari.
Con la passione che metteva in ogni cosa risanò lo storico edificio
di Via Crispi, lo abbellì, lo riammodernò unitamente all'apparato
burocratico e lo restituì alla città in tutta la sua rinnovata
bellezza. A Cormons realizzò il Padiglione Espositore del Mobile,
sperando di ravvivare l'antica tradizione artigianale del legno.
Ma nel 1964 il richiamo dell'Unione Ginnastica fu per lui più forte
di qualsiasi ruolo pubblico anche di prestigio e riprese quella presidenza
che tante soddisfazioni gli aveva dato. Impresse al sodalizio nuovi impulsi
e raggiunse traguardi impensabili, dai campionati nazionali juniores,
ai mondiali militari di basket, rendendo l'U.G.G. anche centro di incontro
cittadino, come, fin dall'inizio, si erano prefissi i soci fondatori.
In quegli anni la Ginnastica si aprì anche all'Hokey e quando la
squadra acquistò il diritto di partecipare ai campionato della
massima divisione, Bigot non perse tempo e costruì, nella Valletta
del Corno, una apposita palestra, le cui dimensioni permisero di avviare
negli anni '70, le prime edizioni dell'ESPOMEGO.
Ma l'opera più significativa e importante, portata a termine a
tempo di record e a costi particolarmente contenuti ( solo 700 milioni
), fu il Palazzetto dello Sport di Via delle Grappate - oggi di proprietà
del Comune assieme alla Palestra della Valletta per donazione dell'UGG
- la cui mancanza avrebbe provocato la perdita, per la Città, del
Basket ai massimi livelli nazionali e internazionali.
Lo costruì contro tante opposizioni cittadine e regionali, con
una convinzione pari solo alla Sua caparbietà, meravigliando per
la tenacia gli stessi detrattori, ma premiando coloro che gli avevano
concesso incondizionata fiducia, primo fra tutti l'Assessore regionale
alle Finanze di allora dott. Tripani, che era riuscito a far finanziare
l'opera.
Guardando al passato,
con occhio spassionato, ci accorgeremo che il ruolo svolto dal comm. Bigot,
per oltre trent'anni al vertice dell'Unione Ginnastica Goriziana, se fu
improntato dal desiderio inconscio di contribuire alla soluzione delle
problematiche giovanili, alla cui condizione esistenziale prestava l'attenzione
del padre amorevole e severo, fu anche il mezzo per coinvolgere importanti
personalità del mondo politico e istituzionale nella conoscenza
diretta delle necessità isontine per un'auspicabile soluzione.
A tal proposito aprì la sua casa a ministri, sottosegretari, presidenti
di Enti di Stato, convinto che la conoscenza diretta delle problematiche
locali li avrebbe spinti ad incoraggiare le soluzioni che la Città,
per la sua storia di dolore e sofferenza, si attendeva.
Giovanni Bigot amava asserire che nessun problema è irrisolvibile
se nel nostro intimo c'è la convinzione della giustezza della sua
causa, perché solo così abbiamo la forza di trasmettere,
a coloro che detengono le chiavi della soluzione, altrettanta convinzione
e certezza.
Questa fu la forza morale che sostenne i sogni, le realizzazioni, la dedizione
ai giovani e alla Città di Giovanni Bigot.
Si può ben dire che il moto del sodalizio "Volere è
potere" che da più di cent'anni orna lo stemma araldico del
Comune, divenendo così simbolo dell'Unione Ginnastica Goriziana,
fu da lui incarnato in modo straordinario ed esemplare.
La sua vita ha dimostrato che la massima è reale e contiene una
profonda verità.
Antonio Scarano
(già Sindaco
di Gorizia)
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