Giovanni Bigot (1909 - 1983)

Giovanni Bigot un uomo fuori dal comune.

Giovanni Bigot nasce a Cormons il 6 marzo 1909.

Allora Cormons è poco più di un borgo rurale e la famiglia in cui viene cresciuto vive ai margini del paese, in Borgo Povia, coltivando con duro lavoro quotidiano le braide a sud della ferrovia.

Di lì a poco è la Grande Guerra e nel '17, dopo la rotta di Caporetto, segue il suo gruppo familiare nel lungo calvario dell'esodo. Gli anni sono duri, difficili, densi di miseria e agli occhi di quel bambino il mondo non può apparire certamente un giardino di giochi. Sono immagini che restano indelebili e formano in lui, pur nell'ingenuità della fanciullezza, un desiderio di pace, un ideale di solidarietà.


Il presidente dell'U.G.G. Giovanni Bigot
con il consigliere Luciano Spangher.

Nel dopoguerra rientra a Cormons ove trascorre quell'epoca di ricostruzione frequentando un po' la scuola e dedicando le altre ore ad imparare un mestiere. E' aiutante di sarto, poi garzone di bottega. Le sue doti di instancabile lavoratore e buon organizzatore vengono notate e trova impiego nel settore alimentare delle Cooperative.

Continua gli studi e segue un corso professionale a Gradisca che raggiunge quotidianamente in bicicletta, giorno dopo giorno. Dirà poi che quegli anni costituiranno un'esperienza unica, non è solo imparare il mestiere, ma è già comprendere i problemi della società, le difficoltà di trovare soluzioni. Trova il tempo di partecipare alla vita cittadina, suona il mandolino, ha qualche prima esperienza politica. Legge molto. La lettura, soprattutto dei quotidiani specializzati, lo accompagnerà sempre.

Nel ' 29, a vent'anni, viene chiamato al servizio militare che svolge nei pressi di Trieste in una compagnia del Genio Trasmissioni. Allora a quell'età si è già grandi e quando ritorna ha già un preciso programma. Ancora qualche anno nei negozi delle Cooperative e poi il grande salto: mettere sù bottega da solo.

Si fa presto a dire esperienza, ma in pochi anni Giovanni Bigot ha inquadrato perfettamente il sistema della distribuzione alimentare che in quell'epoca, siamo negli anni trenta, sta modificando strutture e metodi.

Sceglie Gorizia quale sua città e nel 1933 i cittadini di Gorizia possono disporre di un nuovo negozio di alimentari e Bigot li richiama con sistemi assolutamente nuovi: la pubblicità, la prima che in città viene fatta per un negozio di tal genere, viene ripetuta nei cinema, ogni sera.

Ma la novità è anche altra ed è la specializzazione che quel negozio di via Garibaldi offre ai consumatori: Oli&Saponi dice l'insegna. E l'olio, ricercato e testato con pignoleria dai produttori di tutt'Italia, sarà la caratteristica del Negozio Bigot per molti decenni, richiamando una clientela entusiasta e fedele.

Esperienza, ma anche coraggio, lungimiranza. Il Negozio cresce e annovera tra i suoi clienti anche il Duca d'Aosta, di stanza con la sua squadriglia, all'Aeroporto di Gorizia.

Nel '35 sposa Ester che sarà sempre pilastro di stimolo e saggezza in ogni momento della sua vita e che fin dall'inizio collabora nel successo del negozio prima e poi dell'impresa all'ingrosso che nel frattempo si è aggiunta.

* * *

Non c'è tempo per assaporare i primi successi dell'azienda che già un altro tormentato periodo si abbatte sul mondo e su Gorizia. Giovanni Bigot viene richiamato, rientra nel '43, ma gli anni di occupazione frenano ogni entusiasmo. Si sta per assaporare la libertà quando il 7 maggio 1945 una pattuglia di partigiani titini bussa di notte in via Garibaldi e lo trascina in sconosciuta prigionia.

Il dramma di Gorizia si consuma in quel mese di maggio: molti non torneranno. Giovanni Bigot, che la moglie Ester con indomito coraggio non ha smesso di cercare ritrovandolo finalmente a Idria, ritorna a casa. Ricorderà in seguito gli attimi spaventosi di un processo sommario nel quale, rischiando il tutto per tutto, si rivolge al giudice esclamando: "Ma è questa la giustizia che voi ci portate?". Ma torna a casa e riprende a fatica l'attività. Sono altri anni difficili, Gorizia mutilata, l'area commerciale ristretta ad un fazzoletto di terra, un confine che è cortina di ferro, l'economia in ginocchio.

E' tra i fautori della zona-franca, intesa quale opportunità di crescita e oaccasione di nuovi posti di lavoro. Si dedica con passione a nuove attività: è dei primi anni cinquanta la creazione di un biscottificio, il rilancio di una fabbrica di dolciumi, la ripresa e l'allargamento dell'attività alimentare.

* * *


L'arrivo del presidente Gronchi all'inaugurazione della
Nuova Palestra dell'U.G.G. nel 1956.

Dirà che fu di sera, passeggiando in Corso con alcuni amici, mentre si discuteva di futuro e delle cose che mancavano a Gorizia per dotarla di strutture moderne e competitive, che gli fu richiesta la disponibilità di operare per l'Unione Ginnastica Goriziana. L'antico sodalizio non si era ripreso dalle vicissitudini della seconda guerra mondiale, pur ospitando nella sua gloriosa palestra molti atleti e soprattutto molti giovani che trascorrevano le ore libere a fare ginnastica sui pochi attrezzi rimasti. La squadra di pallacanestro, che grazie alle esperienze maturate durante 'occupazione americana aveva raggiunto le serie superiori, giocava ancora nel campo all'aperto di via Rismondo.

Forse scattarono in lui i ricordi di una fanciullezza rubata, forse gli si presentarono nuovi ambiziosi obiettivi, lui che era uomo d'azione e di organizzazione, fatto è che divenne Presidente dell'U.G.G. e fu una passione a prima vista.

Non gli ci vollerò che una manciata d'anni per vedere costruita la Nuova Palestra, dopo aver superato i non pochi problemi, sia finanziari, sia burocratici (si doveva occupare una striscia demaniale della vicina caserma), ma fidando nella sua grande determinazione e in un consiglio direttivo unito e appassionato. Del tutto innovativa fu la sua intuizione di risolvere in parte i problemi finanziari utilizzando il beneficio della zona franca: sarà nel piccolo ciò che diverrà negli anni 70 il Fondo Gorizia della Camera di Commercio. Ma un piccolo che permise l'avvio di varie opere di carattere sociale, tra le quali la Casa di Riposo "Culot" di Lucinico, il Centro Giovanile "Stella Matutina" e, ovviamente, la Palestra della Ginnastica.

Essa fu inaugurata nel 1956 e fu onorata dalla visita del Presidente della Repubblica. La stessa Palestra costituiva una realizzazione fortemente innovativa in campo architettonico (era la seconda per dimensioni che veniva costruita nel nostro Paese): ancora oggi i tabelloni del basket a scomparsa nel soffitto sono ineguagliati per arditezza e sicurezza; le gradinate mobili furono copiate per anni.

Ma la visione di Bigot non si era limitata a costruire un tetto per il basket. Il desiderio era di offrire alla città un punto di incontro, come lo spirito dei fondatori della Ginnastica aveva conclamato fin dal lontano1868. Ed ecco che finita la partita di pallacanestro la Nuova Palestra, in un battibaleno, diveniva teatro, o sala da ballo, o luogo di conferenze.


Il comm. Giovanni Bigot con la moglie Ester.

Nell'occasione dell'inaugurazione gli fu consegnata, dal consiglio direttivo, una pergamena di ringraziamento che così recitava:

Il Consiglio direttivo dell'Unione Ginnastica Goriziana

esprime al suo Presidente

Giovanni Bigot il più vivo ringraziamento e il plauso più sincero

per la realizzazione della nuova Palestrada tutti i soci ambita

e dalla sua tenace volontà portata a termine

a riconoscimento delle elette virtù civiche

che hanno animato la sua instancabile opera di organizzazione

offre

in questa memorabile giornata

segnalando le sue alte benemerenze

a quanti si onorano di appartenere

al glorioso sodalizio cittadino

Gorizia 29 giugno l956

* * *

 

 

 

 

L'attività alla Ginnastica gli aveva assorbito la maggior parte del tempo e dell'impegno. Nuove realizzazioni furono portate a termine: venne ristrutturata la Vecchia Palestra, venne ampliato il primo piano con la costruzione di una palestra per le attività ginniche e lo judò, nuove sezioni si aprirono. Erano anche gli anni del boom sportivo, del tempo libero e non c'era assemblea dei soci, ritornati numerosi, in cui Giovanni Bigot non ricordasse che quelle opere erano destinate ai giovani affinchè trovassero spazio per crescere ed educarsi. Mens sana in corpore sano, è uno dei motti dell'U.G.G., fu uno dei suoi principi.

"Sensibilmente trasformato - dirà Giovanni Bigot all'assemblea dei soci del 10 ottobre 1958 - è il ritmo con cui si svolge la vita dell' Unione Ginnastica Goriziana. Attività che erano state tempraneamente sospese sono state riprese. Di altre invece se n'è decisa l'adozione poichè è indispensabile che la Società allarghi costantemente il suo campo d'azione onde i nostri giovani possano trovare nelle sue innumerevoli attività l'occasione per soddisfare le loro preferenze e le loro aspirazioni".

Furono anni esaltanti per lo sport cittadino e per i rapporti che attraverso lo sport si vanno a creare tra uomini di diverse origini. Anche in questo Giovanni volle dare un contributo importante organizzando sul finire degli anni '50 un "triangolare" di basket in cui venne invitata una squadra della vicina-lontana Jugoslavia: era la prima volta dalla fine della guerra che a Gorizia veniva ospitata una squadra di quel Paese. Era giunta l'ora di chiudere con il passato e ben se ne accorse proprio lui che da quel passato rischiò di non tornare: fu un gesto di distensione e di lungimiranza che va ad aggiungersi alla sua intelligenza.

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Nel '59 venne chiamato ad altre responsabilità cittadine e fu presidente della Camera di Commercio per alcuni anni, nei quali dimostrò ancora il suo spirito innovativo proponendo programmi nuovi e ristrutturando la vecchia sede della C.C.I.A.

Fu una breve parentesi poichè l'affetto per la Ginnastica tornò a farsi sentire prepotente e nel 1964 rientrò alla Presidenza dell'U.G.G., afflitta da problemi finanziari. Nell'occasione dell'assemblea del 21 ottobre 1966 disse :" Fu chiesto lo scorso anno: chiudere o continuare? Nella prima riunione di Consiglio tutti noi abbiamo convenuto che la Ginnastica deve continuare, deve vivere! Pensate ai 600 e più ragazzi che quotidianamente frequentano attivamente le varie discipline e ad altre centinaia che comunque frequentano saltuariamente le nostre palestre! Siamo consci di tale responsabilità."

Con rinnovata determinazione ricercò e trovò soluzioni tanto che l'anno dopo potè affermare che i problemi erano in via di soluzione, grazie ad un accordo tra U.G.G. e Comune di Gorizia: " Questa Convenzione coronerà un'aspirazione, da lungo tempo nei pensieri dei dirigenti della Ginnastica. In tal modo l'U.G.G. verrà aperta a tutta la comunità goriziana e provinciale: tutti i corsi atletici, sportivi, educativi a partire da quest'anno saranno gratuiti e vi potranno accedere tutti i ragazzi. Nessuna differenza deve più sussistere tra famiglie di maggori o minori possibilità economiche. Nessun ostacolo deve più sussistere per coloro che non hanno i mezzi per frequentare i corsi delle nostre varie attività sportive e educative necessarie ai giovani."

Il 1968 arriva di lì a poco e si accendono le cento candeline della Ginnastica. Bigot , assieme ai suoi collaboratori, organizza le manifestazioni del Centenario che hanno l'apice nella Celebrazione Ufficiale, nei Campionati Mondiale Militari di Basket, nel Congresso Nazionale della Stampa e nella pubblicazione del libro "Storia dell'U.G.G." di Luciano Spangher. La Ginnastica diventa simbolo della città.

E nuove iniziative nascono. Una nuova Palestra è all'orizzonte e di questa se ne accenna già nella relazione all'assemblea del 1968: " Con il crescere d'importanza ed in dipendenza ai nuovi problemi proposti dall'attività di pallacanestro, la nostra palestra maggiore è venuta ad essere totalmente impegnata per queste attività. La sezione di pattinaggio e l'hockey a rotelle sono quindi rimasti senza idonei locali per i propri allenamenti. Il Consiglio Direttivo non si è sentito di prendere drastiche decisioni e lasciare cosi inattivi tanti giovani e ragazzi e pertanto, approfondito il problema, ha deciso di proporre al Comune la copertura di una costruenda pista nella Valletta del Corno".

La Palestra di Pattinaggio, così verrà chiamata la nuova costruzione della Valletta del Corno, viene inaugurata all'inizio degli anni 70 ed anche in questa occasione Giovanni trova i finanziamenti e supera notevoli difficoltà. Destinata all'attività del pattinaggio (sorge infatti sulla vecchia pista di pattinaggio all'aperto), verrà utilizzata anche per altri scopi sociali e sarà realtà determinante per l'avvio della Fiera di Gorizia-Espomego, così importante per i collegamenti commerciali internazionali della città, che qui troverà per alcuni anni la prima sede.

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Nel frattempo anche l'azienda cresce ed il tempo scorre veloce tra Ginnastica e via Bellini, ove la Ditta Bigot ha trovato nuova e più ampia sistemazione; il Negozio Bigot di via Garibaldi è stato reso più moderno e funzionale; si allarga il numero dei collaboratori; i figli Bruno e Gianfranco si affiancano al papà nel lavoro quotidiano; la moglie Ester sorveglia e consiglia.

E nuove attività vengono cercate e lanciate. Sono gli anni in cui nascono nuove società in campo turistico e commerciale-automobilistico.

Anche in famiglia Giovanni Bigot assicura e indirizza con quella pacatezza forte della convinzione che chi vuole può - volere è potere: altro motto della Ginnastica - senza paternalismi impositivi ma anzi con lo scrupolo di non limitare idee contrarie purchè rivolte all'apertura sociale. Una grande lezione di libertà e di responsabilità. E l'esempio valeva più di cento lezioni.

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Non c'è tempo per tirare un respiro di sollievo. E' appena terminata la nuova opera della Valletta che nuovi problemi si affacciano sul fronte della pallacanestro. Normative federali improvvise, siamo a metà degli anni 70, obbligano le squadre di massima serie a dotarsi di impianti idonei e più moderni: sono passati poco meno di trent'anni ma la Palestra di Piazza Ginnastica, testimone di tanti campionati appassionanti, deve accontentarsi degli altri sport.

La pallacanestro rischia una fine ingloriosa in una città che, per certi versi, fu un'antesignana di questo sport. Per Giovanni è una nuova sfida avendo come avversari non solo gli immancabili problemi finanziari, ma il tempo - soltanto un anno! - e qualche polemica di troppo. Eppure la Ginnastica è compatta con il suo Presidente che all'assemblea del 6 dicembre 1975 affermerà: " Si dice che Gorizia non ha iniziative!, che Gorizia sta morendo! Forse è vero. Forse i sintomi sono appena intuiti dalla popolazione e soprattutto dai giovani. Infatti anche la polemica sul pallazzetto, fatta con speciosi e futili argomenti, potrebbe esserne un sintomo. Pochi hanno considerato l'importanza economica ed occupazionale che questi tipi di impianti apportano all'economia delle città. Noi che viviamo in mezzo a queste attività sappiamo quanta gente vi lavora direttamente o indirettamente."

La pallacanestro a Gorizia non finirà ed il Palazzetto dello Sport di via delle Grappate (un capolavoro che confermerà le sue intuizioni avveniristiche - fu uno dei primi palasport realizzati in tensostruttura - e l'oculatezza economica - costò poco meno di un miliardo e fu costruito in pochi mesi) è ancora oggi una realtà importante e polifunzionale, al servizio della città e delle sue manifestazioni più popolari.

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Ma dietro e accanto a tutto questo sta soprattutto il lavoro, silenzioso e paziente, dei tanti istruttori, dei dirigenti, dei soci, il cui lavoro spesso è sconosciuto. Bigot li ricorderà tutti quando, nel 1975, dirà, quasi a testamento morale che " parlare è facile, amministrare, dirigere ed organizzare, e soprattutto dare qualcosa di utile ai ragazzi e ai giovani goriziani - come la Ginnastica ha dimostrato di sapere fare e ha fatto nei

cento e più anni della sua istituzione - è ben difficile ed impegnativo.! E farlo con dedizione piena, responabile, con passione, senza la ricerca di compensi nè di onori , come fanno e hanno sempre fatto tutti i consigli direttivi, è ancora più difficile e da citare ad esempio. Solo vivendo la vita associativa da amministratori coscienti e responsabili si possono comprendere i benefici che la Ginnastica apporta a gran parte della nostra gioventù e specialmente a quei giovani - e sono molti - che provengono dai ceti più disagiati e che nella loro famiglia non sempre trovano quel calore di affetti che invece trovano all'Unione Ginnastica Goriziana. Richiamati dalle molteplici discipline sportive, culturali e ricreative, essi si affidano con fiducia al nostro Sodalizio e vengono affidati a dirigenti ed allenatori coscienti e capaci in un ambiente morale ed amichevole che non conosce differenze sociali e sfumature politiche".


La malattia, inesorabile e dolorosa, lo colse all'improvviso. Temeva quella malattia ma il destino fu avverso. Fece finta di non sapere o semplicemente la ignorò e lottò fino all'ultimo con quel coraggio che sempre lo aveva aiutato a superare ogni difficoltà.


Papà muore a Gorizia il 3 maggio 1983.

Mauro Bigot

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